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AI nelle imprese italiane, i dati Istat: l'uso raddoppia, ma un terzo di chi la usa non sa dire per cosa

Secondo Istat nel 2025 l'uso dell'AI nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è raddoppiato, ma il divario tra piccole e grandi si è allargato a 37 punti. La nostra tesi, per chi guida una piccola impresa con qualche decina di dipendenti: il ritardo vero non è negli strumenti, è nell'usarli senza aver deciso per cosa.

· lettura 13 min · Zenoo Digital

Intelligenza artificiale nelle PMI, i dati: secondo la rilevazione Istat "Imprese e ICT" pubblicata il 15 dicembre 2025, nel 2025 usa almeno una tecnologia di AI il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti (8,2% nel 2024), ma tra le PMI la quota è del 15,7% contro il 53,1% delle grandi. Secondo Eurostat la media UE 2025, sullo stesso perimetro, è del 19,95%. Qui trovi i numeri per dimensione e settore, i freni dichiarati dalle imprese, il confronto con l'Europa, i limiti di questi dati e un controllo in sei passi per capire a che punto è la tua impresa.

Cosa dicono i dati Istat sull'AI nelle imprese italiane?

Il dato principale viene dalla rilevazione Istat "Imprese e ICT", pubblicata il 15 dicembre 2025: nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l'8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023. Il raddoppio in un anno è vero per tutte le dimensioni, ma la crescita non è uguale: secondo la stessa rilevazione le grandi imprese (250 addetti e oltre) passano dal 32,5% al 53,1%, le PMI (10-249 addetti) dal 7,7% al 15,7%.

Il risultato è un divario che si allarga. Istat scrive che la distanza tra grandi imprese e PMI nell'uso dell'AI passa da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 25 nel 2024 e a 37 punti nel 2025, mentre per la maggior parte degli altri indicatori digitali lo stesso divario si sta riducendo. Tra i dodici indicatori che Istat usa per misurare la digitalizzazione, è quello che Istat segnala come eccezione: qui le piccole perdono terreno invece di recuperarlo.

Nelle tavole della rilevazione (Istat, Imprese e ICT 2025, imprese con almeno 10 addetti) la scala per dimensione è questa. Per confronto, nel 2023 la quota era del 5,6% tra le imprese con 50-99 addetti e del 24,1% tra le grandi (Istat, Imprese e ICT 2024, stesso perimetro, con la definizione di AI generativa più ristretta di cui parliamo sotto).

AddettiImprese che usano l'AI, 2025
10-4914,2%
50-9925,9%
100-24930,8%
250 e oltre53,1%
Totale 10 addetti e oltre16,4%

Il secondo dato, meno citato, è quello che a noi interessa di più. Secondo Istat (Imprese e ICT 2025), un terzo delle imprese che usano l'AI (33,4%, era il 15,5% nel 2024) non indica nessuna finalità aziendale tra quelle proposte dal questionario, e l'83,3% di queste ha tra 10 e 49 addetti. Istat lo legge come un'adozione "ancora poco strutturata", con un uso "iniziale e sperimentale". Tradotto: molte piccole imprese dichiarano di usare l'AI, ma non sanno dire in quale parte del lavoro.

I limiti di questi numeri
  • Le micro imprese non ci sono. La rilevazione copre solo le imprese con almeno 10 addetti (un universo di 218.446 imprese, 17.041 risposte, secondo la nota metodologica Istat). Per chi ha meno di 10 addetti, cioè la gran parte delle imprese italiane, questo dato non dice nulla.
  • La definizione si è allargata. Nel 2024 Istat contava come AI generativa solo quella che produce testo o voce; nel 2025 aggiunge immagini, video e audio. Una parte del raddoppio può dipendere da questo.
  • È una dichiarazione. L'impresa risponde a un questionario (maggio-luglio 2025): conta come "uso" anche un abbonamento a un assistente di scrittura usato da una persona sola.
  • Misura l'adozione, non il risultato. Istat non dice se le imprese che usano l'AI vendono o guadagnano di più.

E rispetto all'Europa?

Il confronto regge perché la rilevazione è la stessa: Istat la conduce secondo il regolamento UE 2019/2152 e trasmette i dati a Eurostat. Secondo Eurostat (Statistics Explained, dati estratti a dicembre 2025, imprese con almeno 10 addetti), nel 2025 usa l'AI il 19,95% delle imprese UE, in crescita di 6,47 punti sul 2024. L'Italia, con il 16,4%, resta sotto la media, ma la distanza si accorcia: dai circa 5,3 punti del 2024 (8,2% contro 13,5%) ai circa 3,5 del 2025, un calcolo nostro sui dati Istat ed Eurostat.

Il divario con l'Europa sta soprattutto nelle piccole. Eurostat (2025, imprese con almeno 10 addetti) indica il 17,0% tra le piccole (10-49 addetti), il 30,36% tra le medie (50-249) e il 55,03% tra le grandi. Con le stesse classi l'Italia ha il 14,2% tra le piccole e il 53,1% tra le grandi (Istat, 2025); per le medie Istat pubblica due classi separate, 25,9% e 30,8%, quindi il confronto è solo indicativo. Le grandi imprese italiane sono quasi in linea con quelle europee; le piccole sono circa 3 punti sotto.

Un'avvertenza sui paesi: Eurostat (2025) va dal 42,03% della Danimarca al 5,21% della Romania. Per Germania, Francia e Spagna abbiamo trovato solo valori riportati da fonti secondarie, non coerenti tra loro, e per questo non li usiamo.

Perché le piccole imprese restano indietro sull'AI?

Istat chiede alle imprese che non usano l'AI ma l'hanno presa in considerazione (l'11,5% delle non utilizzatrici nel 2025, era il 4,6% nel 2023) che cosa le ha fermate. Le risposte, nella rilevazione Imprese e ICT 2025 su imprese con almeno 10 addetti, sono queste: mancanza di competenze 58,6%, poca chiarezza sulle conseguenze legali 47,3%, dati non disponibili o di scarsa qualità 45,2%, timori su privacy e protezione dei dati 43,2%, costi troppo alti 43,0%, considerazioni etiche 25,7%. Solo il 14,8% pensa che l'AI non sia utile per la propria attività.

Le tavole Istat permettono di guardare solo le imprese con 10-49 addetti, e il quadro non cambia molto: competenze 59,0%, chiarezza legale 48,7%, dati 46,5%, costi 44,8%, privacy 43,4% (Istat, Imprese e ICT 2025). In Europa l'ordine è lo stesso: tra le imprese UE con almeno 10 addetti che hanno considerato l'AI senza adottarla, Eurostat indica come primo freno la mancanza di competenze, poi la poca chiarezza sulle conseguenze legali e la privacy. Non riportiamo le percentuali europee perché le versioni pubblicate da Eurostat che abbiamo trovato non permettono di dire con certezza se si riferiscano al 2024 o al 2025, e mescolare gli anni falserebbe il confronto con il dato Istat.

Il punto che emerge da questi numeri: il freno principale non è il prezzo dello strumento. È sapere che cosa fargli fare, con quali dati e dentro quali regole. La nostra lettura della distanza tra piccole e grandi va nella stessa direzione: le grandi hanno qualcuno che se ne occupa, le piccole quasi mai.

C'è anche una spiegazione che i dati non dicono ma che vediamo nelle aziende: nelle piccole imprese l'AI entra quasi sempre "dal basso". Una persona apre un assistente di scrittura per un'e-mail difficile, un'altra lo usa per riassumere un capitolato. L'impresa, alla domanda di Istat, risponde "sì, la usiamo", ma nessuno ha deciso dove usarla. È coerente con quel 33,4% di utilizzatrici senza una finalità dichiarata.

In quali settori e per fare cosa si usa l'AI?

Tra le imprese che usano l'AI, secondo Istat (Imprese e ICT 2025, imprese con almeno 10 addetti) l'ambito più frequente è marketing e vendite (33,1%, quasi raddoppiato sul 2024), seguito dall'organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e da ricerca e sviluppo (20,0%). Le tecnologie più usate dalle utilizzatrici sono l'estrazione di informazioni da testi (70,8%), l'AI generativa di testo, immagini o audio (59,1%) e il riconoscimento vocale (41,3%). In Europa marketing e vendite è al primo posto allo stesso modo: 34,70% delle imprese UE che usano l'AI, secondo Eurostat (2025).

Per settore le differenze sono forti. Dalle tavole Istat (Imprese e ICT 2025, imprese con almeno 10 addetti), la quota di imprese che usano l'AI è:

  • alloggio: 19,9%, e il 57,7% di chi la usa lo fa per marketing e vendite;
  • commercio al dettaglio: 15,0%, con il 59,1% di utilizzatrici che la impiegano per marketing e vendite;
  • costruzioni: 10,4%;
  • ristorazione: 9,3%;
  • attività professionali, scientifiche e tecniche (studi tecnici, consulenti, progettisti): 35,7%;
  • informatica e servizi di informazione: 53%.

Due letture. Dove l'impresa vende direttamente al cliente finale (negozi, strutture ricettive) l'AI serve soprattutto a scrivere, promuovere e rispondere. Dove il lavoro è fatto di documenti e progetti (studi professionali) la diffusione è più del doppio della media. Edilizia e ristorazione sono i settori in cui l'AI è meno presente, e sono anche quelli con più piccole imprese.

A chi interessano davvero questi dati?

A chi guida una piccola impresa con una decina o qualche decina di dipendenti: è la fascia 10-49 addetti, quella in cui la rilevazione Istat mostra sia il ritardo sull'Europa sia l'uso più disordinato. Per dimensione e situazione, il peso di questi numeri cambia così:

  • Micro imprese e professionisti sotto i 10 addetti: la rilevazione non vi misura. I dati sulle piccole valgono come indicazione di tendenza, non come vostra fotografia.
  • Piccole imprese 10-49 addetti che non usano l'AI (circa l'86% della fascia): non siete in ritardo su "tutti", siete nella maggioranza. Il rischio non è perdere un treno, è partire senza aver scelto dove usarla.
  • Piccole imprese che già la usano senza uno scopo: siete il gruppo che cresce di più nei dati Istat. Qui il lavoro è mettere ordine, non comprare altro.
  • Medie imprese 50-249 addetti: la usa tra una su quattro e quasi una su tre (25,9% e 30,8% nelle due classi Istat del 2025); il confronto vero è con le medie europee, al 30,36% secondo Eurostat (2025).
Un esempio verosimile

Una ditta di impianti termoidraulici in provincia di Brescia, 18 dipendenti. In ufficio due persone usano un assistente AI gratuito: una per scrivere i preventivi in modo più chiaro, l'altra per riassumere le schede tecniche dei fornitori. Il titolare, alla domanda di un questionario, risponderebbe "sì, usiamo l'AI". Nel frattempo le richieste che arrivano dal sito e da WhatsApp la sera restano senza risposta fino al mattino dopo, e i preventivi contengono i nomi e gli indirizzi dei clienti incollati in uno strumento con un account personale. È esattamente il profilo che Istat descrive: uso diffuso, nessuna finalità decisa, dati trattati senza una regola.

Come capire a che punto è la tua impresa con l'AI?

Il questionario Istat è un buon esercizio anche fuori dalla statistica, perché chiede le cose giuste: quali tecnologie, per quale finalità, con quali ostacoli. Ecco come rifarlo in azienda in un'ora.

  1. Fai l'elenco degli strumenti. Chiedi a ognuno in azienda quali strumenti con AI usa: assistenti di scrittura (ChatGPT, Gemini, Copilot), trascrizione delle riunioni, generazione di immagini, funzioni AI dentro il gestionale, il CRM, Google Ads o Meta Ads. Scrivi anche chi lo usa e con quale account (personale o aziendale).
  2. Dai a ogni strumento una finalità. Usa le sette voci Istat: marketing o vendite, processi produttivi, amministrazione, logistica, sicurezza informatica, contabilità e finanza, ricerca e sviluppo. Se per uno strumento non sai quale scrivere, sei nel 33,4% senza finalità.
  3. Controlla quali dati ci entrano. Per ogni strumento segna se ci finiscono dati di clienti, prezzi, contratti. Con un account personale le regole sui dati possono essere diverse da quelle di un account aziendale: lo abbiamo visto per Gemini nell'articolo su Gemini per le piccole imprese, dove l'impostazione Salva l'attività permette a revisori umani di leggere alcune chat.
  4. Verifica se c'è un'AI che parla con i clienti. Se un chatbot o un assistente risponde sul sito o su WhatsApp, dal 2 agosto 2026 chi scrive deve sapere che sta parlando con un'AI: i dettagli sono nel nostro articolo sull'articolo 50 dell'AI Act.
  5. Scegli un indicatore per la finalità principale. Per marketing e vendite, per esempio: tempo medio di risposta a una richiesta, numero di contatti che ricevono una risposta entro l'ora, tempo per preparare un'offerta. Misuralo per due settimane prima di cambiare qualcosa.
  6. Nomina un referente. Non serve un esperto: serve una persona che tenga l'elenco, decida con il titolare cosa si usa e cosa no e lo aggiorni ogni trimestre. È la risposta più economica al primo ostacolo della lista Istat, le competenze.

Cosa conviene fare, caso per caso?

  • Se non usate l'AI e non sapete da dove partire, partite dal punto in cui perdete tempo o clienti, non dallo strumento. Nei dati Istat ed Eurostat marketing e vendite è il primo ambito d'uso, e per una piccola impresa spesso il primo problema è rispondere in tempo a chi chiede informazioni.
  • Se la usate già "a macchia di leopardo", fate l'elenco del punto precedente, togliete gli strumenti senza finalità e portate quelli utili su account aziendali, con una regola scritta su quali dati non si incollano.
  • Se vi ferma la paura delle regole (è il secondo freno per il 47,3% delle imprese che ci hanno pensato, secondo Istat 2025), separate gli usi: quando l'AI serve solo in ufficio (scrivere, riassumere, tradurre) la prima domanda è quali dati personali ci finiscono dentro; quando parla con i clienti si aggiunge l'obbligo di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act. Per i casi dubbi serve un parere legale, non un articolo di blog.
  • Se pensate che costi troppo, guardate prima le funzioni già incluse negli strumenti che pagate: gestionale, posta, piattaforme pubblicitarie. Spesso il costo vero è il tempo per impostarle, non l'abbonamento.
  • Se avete un'AI che risponde ai clienti, controllate che dichiari di essere un'AI, che passi subito a una persona sulle richieste che contano e che qualcuno legga le conversazioni ogni settimana.
Il mito da sfatare: "L'Italia è ultima in Europa sull'AI"

Non lo dicono i dati. Nel 2025, sulle imprese con almeno 10 addetti, l'Italia è al 16,4% secondo Istat contro una media UE del 19,95% secondo Eurostat: molto sopra Romania (5,21%), Polonia (8,36%) e Bulgaria (8,55%), sempre secondo Eurostat, e con una distanza dalla media che si è ridotta in un anno. Il ritardo italiano esiste, ma è concentrato nelle piccole imprese: le grandi sono quasi in linea con l'Europa. Per una piccola impresa il messaggio utile non è "siamo indietro", è "le imprese come la mia stanno iniziando adesso".

Come si collega l'AI alle campagne e alla gestione dei contatti?

Il primo ambito d'uso dell'AI, nelle imprese italiane ed europee, è marketing e vendite. Molte piccole imprese la usano già senza saperlo: le piattaforme pubblicitarie scelgono annunci e pubblico con modelli di AI (lo abbiamo spiegato per Meta Ads con Andromeda, GEM e GenRecs) e Google sta portando le campagne sulla rete di ricerca verso AI Max. Non sappiamo se le imprese, rispondendo a Istat, contino anche queste funzioni come "uso dell'AI": il questionario non lo chiarisce.

Il collegamento che conta per i risultati è un altro: la campagna porta il contatto, ma il contatto si perde se nessuno risponde. È il punto in cui un uso ordinato dell'AI aiuta una piccola impresa: risposte immediate alle domande frequenti, raccolta delle informazioni che servono (zona, tipo di lavoro, urgenza) e passaggio a una persona per le richieste vere. Ne parliamo nella pagina su AI per gestire i contatti su sito e WhatsApp; per la parte pubblicitaria c'è quella sulle campagne pubblicitarie. Per chi lavora negli impianti abbiamo una pagina dedicata a idraulici ed elettricisti.

Anche il sito entra nel quadro: secondo Istat (Imprese e ICT 2025) ha un sito web il 76,5% delle imprese con almeno 10 addetti e usa i social media il 59,0%. Sono gli stessi canali da cui arrivano le richieste che un assistente AI dovrebbe aiutare a gestire.

Cosa ne pensiamo

Il dato che conta, in questa rilevazione, non è il 16,4%. È quel 33,4% di imprese che usano l'AI senza saper dire per cosa, quasi tutte piccole. Ci dice che il divario tra piccole e grandi non è un problema di accesso agli strumenti, che oggi costano poco o niente, ma di metodo: le grandi decidono dove usare l'AI, le piccole la lasciano entrare da sola.

Per questo non consigliamo a una piccola impresa di "recuperare" comprando strumenti. Il ritardo sull'Europa è di circa 3 punti tra le piccole e si sta chiudendo da solo; quello che non si chiude da solo è l'uso senza scopo, con dati dei clienti su account personali e nessuno che sappia cosa funziona. Se oggi non usate l'AI, non siete fuori tempo: scegliete un solo processo, preferibilmente quello in cui perdete contatti, misuratelo prima e dopo e decidete dopo tre mesi se allargare. Se la usate già, la cosa più utile da fare questa settimana è l'elenco del paragrafo precedente.

Un'ultima nota di onestà: questi dati non dimostrano che chi usa l'AI va meglio. Le imprese che la adottano sono spesso più grandi e più strutturate, e potrebbero andare meglio comunque. Istat misura chi la usa, non cosa ne ricava. La prossima edizione della rilevazione è attesa a metà dicembre 2026 (Eurostat programma l'aggiornamento del suo articolo per dicembre 2026): aggiorneremo questa pagina con i nuovi numeri.

In sintesi

Nel 2025, secondo Istat, l'uso dell'AI nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è raddoppiato al 16,4%, ma il divario tra PMI e grandi imprese si è allargato da 25 a 37 punti, e la distanza dalla media UE (19,95% secondo Eurostat) si concentra nelle piccole. Un terzo delle imprese che usano l'AI non sa indicare una finalità, quasi sempre piccole, e tra chi ci ha pensato senza adottarla il primo freno sono le competenze, prima di regole, dati e costi. Per una piccola impresa conviene partire da un solo processo, di solito la risposta ai contatti, misurarlo prima e dopo e mettere ordine negli strumenti già in uso.

Domande frequenti

Quante imprese italiane usano l'intelligenza artificiale?

Secondo la rilevazione Istat Imprese e ICT 2025, il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di AI, contro l'8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023. Le grandi imprese sono al 53,1%, le PMI al 15,7%. Le imprese con meno di 10 addetti non sono comprese nella rilevazione.

L'Italia è indietro rispetto all'Europa sull'AI nelle imprese?

Sì, ma meno di quanto si dice. Secondo Eurostat, nel 2025 usa l'AI il 19,95% delle imprese UE con almeno 10 addetti; l'Italia, secondo Istat, è al 16,4%, e la distanza si è ridotta da circa 5 a circa 3,5 punti in un anno. Il ritardo riguarda soprattutto le piccole imprese, mentre le grandi sono quasi in linea con l'Europa.

Perché le piccole imprese usano meno l'AI?

Tra le imprese che hanno considerato l'AI senza adottarla, Istat (Imprese e ICT 2025) indica come primo ostacolo la mancanza di competenze (58,6%), poi la poca chiarezza sulle conseguenze legali (47,3%), dati insufficienti (45,2%), privacy (43,2%) e costi (43,0%). Solo il 14,8% la ritiene inutile. Il freno è sapere cosa farle fare, più che il prezzo.

Per cosa usano l'AI le imprese italiane?

Secondo Istat, tra le imprese con almeno 10 addetti che usano l'AI l'ambito più frequente nel 2025 è marketing e vendite (33,1%), seguito da processi amministrativi (25,7%) e ricerca e sviluppo (20,0%). Però il 33,4% delle utilizzatrici non indica nessuna finalità, e l'83,3% di queste ha tra 10 e 49 addetti: un uso ancora sperimentale.

Le imprese che usano l'AI vanno meglio delle altre?

Questi dati non lo dicono. La rilevazione Istat misura quante imprese usano l'AI e per cosa, non fatturato o margini. Le imprese che la adottano sono in media più grandi e strutturate, quindi potrebbero andare meglio anche per altri motivi. Per sapere se l'AI aiuta la tua impresa serve misurare un indicatore prima e dopo averla introdotta.

Da dove dovrebbe partire una piccola impresa che non usa l'AI?

Da un processo in cui perde tempo o clienti, non da uno strumento. Per molte piccole imprese è la risposta alle richieste che arrivano da sito, WhatsApp e campagne. Conviene misurare per due settimane come funziona oggi, introdurre l'AI solo lì, con un referente interno e regole sui dati, e valutare dopo tre mesi se allargare.

Fonti

Verificate alla data di pubblicazione. Dove una fonte non specifica i mercati, lo indichiamo nel testo.

  1. Istat Imprese e ICT – Anno 2025 (comunicato stampa) (15 dicembre 2025)
  2. Istat Imprese e ICT | Anno 2025 — testo integrale e nota metodologica (Statistica report) (15 dicembre 2025)
  3. Istat Imprese e ICT | Anno 2024 (Statistica report) (17 gennaio 2025)
  4. Istat Imprese e ICT 2025 — Tavole (indicatori DII per classe di addetti, Tavole 9a, 9b e 9c sull'intelligenza artificiale) (15 dicembre 2025)
  5. Eurostat Use of artificial intelligence in enterprises (Statistics Explained) (dati estratti a dicembre 2025, consultata il 5 novembre 2026)
  6. Agenda Digitale Cittadini, imprese e PA: quanto è diffusa davvero l'AI in Europa (15 settembre 2026)

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